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MOONLIGHT - BARRY JENKINS

S uddiviso in tre capitoli (infanzia, adolescenza, età adulta), uno meno interessante dell’altro, il Bildungsroman queer di Jenkins manca di una vera vocazione, se non quella tutta tesa alla forma, alla "maniera". Se il ricorso al commento sonoro - eseguito da orchestra, in più momenti di derivazione liturgica, scritto da Nicholas Britell - si propone, pasolinianamente (ebbene sì!) di ricercare il Sacro nella miseria, il risultato è la mistificazione di quest'ultima nel tentativo di una sua sublimazione cinematografica e drammaturgica.  Ecco quindi che, se il "battesimo" nell'oceano è forse la migliore soluzione visiva del film,  la confessione "stonata", che quasi fa il verso a uno pseudo-virginale mariano ("Sei stato l'unico uomo ad avermi toccato e io non ho toccato nessun altro") vacilla pericolosamente in un epilogo tutto giocato sulla sobrietà, di sguardo in primis (come dimostra la discrezione, di pudica riservatezza, de...

LA LA LAND - DAMIEN CHAZELLE

S ul totale di una tangenziale trafficata, sotto il sole di un dicembre californiano, si consuma il primo exploit del dispositivo cinematografico: La La Land (aka Los Angeles) si avvale da subito del mezzo cinematografico per ribadire il suo intento metalinguistico, prima che nostalgico. Se il piano-sequenza è adottato come scrittura dello spettacolo, in gran parte dei momenti musicali, esplorando le potenzialità espressive del cinema, nel raccordo di macchina – e di sguardo, nella luce soffusa di un pianobar del sotto-finale - il racconto (si) rilancia, a favore della chimera filmica, in quello che è probabilmente uno dei più significativi bluff drammaturgici degli ultimi anni. A confrontarsi con questa drammaturgia, improntata sulla norma del cinema (musicale ma non solo ) degli anni ’50 e a seguire, è la realtà, a suo modo tragica, del non-film. Da cui l’espediente prettamente cinematografico non è esente: ecco che un’ideale asse circolare (ritorna il raccordo, ora simulato ...