I l merito di Costanzo è, prima di tutto, nell’adesione a un realismo - complice anche l’adozione del dialetto - che non si traduce in sterile vanità di adesione al “reale” geografico, quanto in una compenetrazione di scelta autoriale e soggetto, da cui detona, in tutta la sua irruenza, una vitalità implacabile. La lingua parlata è ne L’ Amica Geniale non solo mezzo ma anche e sopratutto contenuto. Il bilinguismo, con cui si oscilla dall’italiano al dialetto, comporta di fatto uno slittamento semantico non trascurabile: il primo è associato al rione, il secondo al mondo al di là di questo, ma soprattutto alla cultura (e alla sua ostentazione). In secondo luogo, Costanzo è assai puntuale nel rigore con cui riconduce alle due protagoniste ogni progresso della narrazione, come del resto è nel bel romanzo di formazione della Ferrante: per Lenù e Lila - attraverso i loro volti azzeccati e altamente espressivi - passano la Storia, il degrado di un ambiente, il silenzioso moto d...